Formazione lavoro per i rifugiati

Premessa

La Caritas di Città di Castello, attraverso la propria Associazione di Volontariato  Ave, si occupa della gestione di  un gruppo di richiedenti asilo, ospitati nelle proprie strutture dal mese di  aprile 2016.

L’Associazione si adopera per attuare una buona accoglienza e per trasformare l’attesa dell’eventuale riconoscimento dello stato giuridico di rifugiato, o della sua negazione, in un periodo che coinvolga la comunità locale, allo scopo di superare diffidenze e luoghi comuni: dal momento dell’arrivo nelle strutture d’accoglienza, i migranti vengono infatti interessati da attività capaci di trasmetter loro conoscenze basilari del territorio, come l’insegnamento della lingua e delle regole di comportamento e convivenza.

Purtroppo i tempi burocratici per l’iter giuridico dei riconoscimenti sono molto lunghi e c’è il rischio che gli ospiti si sentano abbandonati, parcheggiati senza informazioni, stimoli, possibilità di impegno e nuove conoscenze.

Per favorire un impegno quotidiano di questi ospiti, è nato il progetto Ave cui Le Cascine hanno aderito con interesse.

Prevede un percorso di formazione lavorativa che  consenta una esperienza dei partecipanti nel settore agricolo biologico; Le Cascine hanno messo a disposizione strutture, attrezzature e tutors dedicati che hanno accompagnato gli allievi nel processo di apprendimento.

 

Obiettivi del progetto

Fornire ai migranti competenze tali da proporre un modello innovativo di integrazione socio-economica per coloro che avranno il riconoscimento di rifugiati o permesso  di protezione internazionale; queste nuove conoscenze possono favorire il loro inserimento nel mercato del lavoro con qualche abilità e potrebbero anche dare le  basi per l’avvio di un’impresa agricola. Ricordiamo però che essendo  probabili numerosi  dinieghi alle richieste di protezione, l’esperienza avrebbe comunque l’obiettivo di fornire conoscenze utili ovunque, anche nel caso di un eventuale rientro in patria.

Il progetto ha coinvolto 4 ragazzi, 3 provenienti dalla Nigeria ed 1 dal Ghana, ha avuto inizio ad aprile 2017 per concludersi il 30 giugno 2017 , per un totale di 13 settimane e un complessivo di 104 ore per ciascun partecipante. Ognuno dei 4 richiedenti asilo ha effettuato 8 ore di formazione/pratica a settimana distribuite in 3 giorni: 6 ore in campo, dedicate alla formazione agricola, accompagnati da un agronomo e dal personale della cooperativa; 2 ore in aula con due insegnanti, destinate all’apprendimento della lingua e cultura italiane.

 

Conclusioni

Report dell’insegnante di agronomia

I ragazzi, dopo la spiegazione in aula dei principi e della pratica dell’agricoltura biologica, sono stati accompagnati sul terreno per essere formati nelle diverse fasi di coltivazione: la semina nei vassoi, l’allevamento delle piantine in serra,  la preparazione del terreno, la semina in campo aperto, l’istallazione delle reti di irrigazione, la pacciamatura, il trapianto, l’eliminazione delle erbe infestanti, la raccolta.

Queste varie fasi sono state eseguite in sintonia con il lavoro degli operatori dell’Azienda e con la loro collaborazione, seguendo le necessità dei cicli colturali delle specie messe a dimora.

E’ stato poi realizzato dai migranti un orto didattico personale, dove sono state ripetute tutte le operazioni insegnate, con il sostegno dell’agronomo ma senza l’intervento degli operatori aziendali. I frutti di quest’orto sono di proprietà dei ragazzi e saranno da loro raccolti anche dopo la fine del progetto.

Report delle insegnanti di cultura italiana.

Il progetto di formazione Ave ha come obiettivo finale l’integrazione dei richiedenti asilo. Integrare significa prima di tutto capire e farsi capire. Per questo abbiamo fatto partecipare i quattro richiedenti asilo ad un breve corso di lingua italiana che per tre mesi ha previsto lezioni settimanali di due ore.

La durata limitata del progetto non può certo garantire l’apprendimento completo della lingua italiana, ma ci ha permesso di migliorare in quantità e qualità il lessico e la pronuncia degli allievi.

Abbiamo cercato di fornire ai giovani migranti la terminologia base per le loro esigenze pratiche più essenziali, facendo attenzione anche alla terminologia specifica della loro attività di agricoltori. Nelle conversazioni abbiamo inserito la costruzione di frasi minime, sempre attinenti alle necessità del quotidiano.

Siamo rimasti favorevolmente colpiti dall’atteggiamento interessato e partecipe dei quattro r. a., che hanno collaborato attivamente alle nostre proposte.

Non avevano tutti le stesse competenze di base. Williams, che ha frequentato in Ghana la scuola superiore, ha mostrato grande facilità d’apprendimento ed anche molto interesse. Ernest e Kingsley, scolarizzati, hanno partecipato con motivazione, anche superando qualche difficoltà. Patric, non scolarizzato, ha mostrato impegno ed interesse, ma necessiterebbe di lezioni personalizzate aggiuntive.

Per tutti sarebbe sicuramente utile prolungare l’esperienza.

Progetto Ilè – seconda parte

Nel mese di Dicembre 2017 è iniziata la seconda parte del progetto, che prevede oltre alla prosecuzione in parte del percorso formativo in campo, anche  il potenziamento dell’orto didattico, con la coltivazione biologica di specie vegetali geograficamente vicine ai loro paesi di origine.

Nel mese di Febbraio sono iniziati anche i lavori, svolti dagli stessi ragazzi, per l’implementazione di un semenzaio per la coltivazione di carote bio.

Work in progress….

 

 

Report della Cooperativa Sociale L’Albero di Zaccheo onlus

La Cooperativa, che gestisce l’azienda agraria Le Cascine di Selci, ha partecipato al progetto di formazione per migranti Ave con la messa a disposizione degli ambienti, ove si sono svolte le lezioni teoriche, e dei terreni, attrezzati con serre ed impianti di irrigazione, ove si sono tenute le esercitazioni pratiche.

La cooperativa ha altresì provveduto a reperire nel settore del volontariato gli insegnanti che hanno garantito la funzione della formazione agricola e culturale.

L’esperienza è stata vissuta dalla Cooperativa come “un primo modulo pilota”, un modello innovativo che potrà in seguito essere replicato, migliorandolo ed arricchendolo sulla base di quanto sperimentato.

Il comportamento corretto dei migranti partecipanti ha reso il lavoro di organizzazione delle varie attività scorrevole e privo di inciampi.

Il punto debole del progetto è parso invece fin dal principio, ed è rimasto, quello di non poter assicurare concretamente alcuna possibilità lavorativa futura ai r.a., a causa delle note limitazioni legislative.

Questo difetto d’origine non ha influito sull‘impegno messo in campo dai formatori, ma ha sicuramente inciso negativamente sulla fiducia dimostrata dai r. a. nei confronti del loro futuro da agricoltori.

Finché questo problema non sarà superato, qualsiasi futuro progetto non potrà dirsi di vera integrazione. Servirà comunque ai partecipanti a veder accresciute le loro competenze.